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Eraclea Minoa
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mwdgEraclea Minoa (in mwdwgreco antico Ἡράκλεια Μινῴα; in mwealatino mweqHeraclea) fu un'antica città greca della mwegSicilia sud occidentale, fondata, secondo mwewErodoto, dai mwfaSelinuntini che la chiamarono originariamente Minoa.
Le sue rovine si trovano nell'area archeologica di mwfgCattolica Eraclea, mwfwcomune italiano della mwgaprovincia di Agrigento.
Contents
• Toponimo
• Storia
• Note
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Toponimo
Venne chiamata Eraclea in onore di mwhaEraclecite-ref-1[1] mentre mwiqMinoa sembra collegarsi alla leggenda secondo cui il re mwigcretese mwiwMinosse avrebbe inseguito mwjaDedalo fino in Sicilia per punirlo del suo aiuto dato ad mwjqArianna e mwjgTeseo alle prese con il mwjwlabirinto. Minosse avrebbe poi trovato la morte proprio in questi luoghi per mano dello stesso re mwkasicano presso cui Dedalo si era rifugiato. Il regno di Kocalos era in effetti situato lungo le rive del fiume mwkqPlatani con capitale mwkgKamikos.
Storia
La tradizione letteraria greca racconta di Dorieo del VI secolo a.C. Dorieo era un principe, figlio della prima moglie del re di Sparta Anassandrida II, che non riusciva ad avere figli. Pertanto Anassandrida II si sposò senza lasciare la prima moglie e da questa unione nacque Cleomene. La prima moglie riuscì infine a dare alla luce tre figli, Dorieo, Leonida e Cleombroto. In questi stessi anni la politica aveva Chilone come esponente di spicco e influenza verso un’ottica di esaltazione delle origini achee e non doriche degli Spartani. Quando il re Anassandrida II morì ci fu una disputa tra l’erede legittimo in quanto primo figlio, Cleomene e Dorieo. Dorieo non era l’erede legittimo, ma era nato dalla prima moglie e si era distinto nelle prove a cui l’educazione spartana ( mwlqagoge ) lo aveva sottoposto, inoltre Cleomene che in quanto erede era escluso dall’educazione degli Spartiati semplici, non aveva una buona fama, almeno secondo la tradizione di Erodoto che addirittura lo considerò pazzo. Nonostante questi presupposti, Cleomene aveva l’appoggio dell’eforo Chilone e Dorieo che anche nel nome rimandava ai Dori, partì da Sparta. Per evitare lotte dinastiche preferì allontanarsi da Sparta, seguì lo spirito secondo cui un nobile per non perdere il proprio rango, decideva di cercare nuove terre lontano dalla polis, colonizzando anche in luoghi lontani da casa ( mwlgapoikia ), luoghi in cui avrebbe potuto mantenere lo status sociale che la madrepatria non gli consentiva più, come nel caso di Dorieo.cite-ref-2[2]
Dorieo partì e intraprese la via del mare, atterrando prima nei pressi di Cirene,antica colonia di Santorini (Thera) e per via indiretta di Sparta che la occuparono intorno all’ VIII. Dorieo in Libia, vicino Cirene cercò di conquistare Eurispedes, ma fallì e intraprese un nuovo viaggio, questa volta verso la Sicilia. In Sicilia il principe Dorieo morì e uno dei suoi compagni fondò Eraclea Minoa
Dalla fine del mwnqVI secolo a.C., Eraclea Minoa passò sotto il dominio di mwngAkragas e successivamente alla invasione punica del mwnw409 a.C. passò nella zona sotto il controllo cartaginese: durante le mwoaguerre greco-puniche il vicino fiume mwoqPlatani ha segnato per secoli la linea di confine naturale tra la mwogepicrazia cartaginese in Sicilia ed i territori sotto l'influenza siracusana. Contesa tra mwowgreci e mwpacartaginesi cadde, ora in una, ora nell'altra mano, finché nel mwpqIII secolo a.C. non divenne colonia romana. Dal mwpgI secolo a.C. in poi venne abbandonata.
Heraclea : età romana
La città viene riportata nelle mwqgmwqwVerrine di Cicerone tra le mwracivitates decumanae della mwrqSicilia romanacite-ref-3[3]. Nel mwsg131 a.C. il pretore mwswPublio Rupilio vi mwtadedusse una coloniacite-ref-4[4], da cui si suppone che la città si spopolò quasi del tutto durante la mwuqprima guerra servile.
Riporta Cicerone che anche Eraclea fu oggetto delle vessazioni di mwuwVerre:
(latino)
«Ibi non solum iste ut apud ceteros pecuniam accepit, sed etiam genera veterum ac novorum numerumque permiscuit.»
(italiano)
«Qui Verre non solo prese denaro, come negli altri luoghi, ma anche mescolò categorie e numero di cittadini vecchi e nuovi.»
(Marco Tullio Cicerone, In Verrem, II, 2,125. Traduzione di Laura Fiocchi e Nino Marinone)
Narra lo stesso Cicerone il suo arrivo notturno a Eraclea:
(latino)
«Si per L. Metellum licitum esset, iudices, matres illorum miserorum sororesque veniebant. Quarum una, cum ego ad Heracleam noctu accederem, cum omnibus matronis eius civitatis et cum multis facibus mihi obviam venit, et ita me suam salutem appellans, te suum carnificem nominans, fili nomen implorans, mihi ad pedes misera iacuit quasi ego eius excitare ab inferis filium possem.»
(italiano)
«Se Lucio Metello lo avesse consentito, o giudici, erano pronte a presentarsi qui le madri e le sorelle di quegli infelici. Una di queste, mentre io mi stavo avvicinando a Eraclea, mi venne incontro con tutte le donne sposate di quella città alla luce di molte fiaccole, e rivolgendosi a me con l'appellativo di salvatore, chiamando te suo carnefice, invocando fra le lacrime il nome del figlio, l'infelice si prostrò ai miei piedi, quasi che io potessi risuscitare suo figlio dai morti.»
(Marco Tullio Cicerone, In Verrem, II, 5,129. Traduzione di Laura Fiocchi e Dionigi Vottero)
Gli scavi archeologici documentano l'abbandono della città poco dopo la metà del mwwaI secolo a.C.
Area archeologica
Gli scavi archeologici sulle rovine vennero intrapresi in maniera sistematica a partire dal mwxw1950.
La città viene considerata tipica per comprendere l'urbanistica delle città ellenistiche e romane. Di grande interesse sono: il mwyqteatro, costruito alla fine del mwygV secolo a.C., che si apre con la cavea, divisa in nove settori a dieci gradoni, verso il mwywMar Mediterraneo; il quartiere delle abitazioni mwzaellenistiche e mwzqromane con impianto urbanistico ad "insulae", separate da strade parallele; l'Antiquarium, che raccoglie una selezione di reperti ceramici e statuette votive provenienti dall'abitato e dalla mwzgnecropoli.
Sono in parte visibili anche i resti della mwaacinta muraria della città costruita tra la fine del mwaqVI e la fine del mwagIV secolo a.C., della lunghezza stimata di circa 6 chilometri. A nord-est delle mura si riconoscono ancora otto mwawtorri quadrate.
Ubicazione
Eraclea Minoa è posta nel territorio del comune di mwcgCattolica Eraclea in prossimità del fiume mwcwPlatani (antico mwdaAlico); la zona oggi prende il nome di mwdqCapo Bianco per via di una candida collina marnosa che si protende sul mare nelle vicinanze. È facilmente raggiungibile, provenendo da mwdgAgrigento per mezzo della mwdwStrada statale 115, dopo il bivio per mweaMontallegro, svoltando sulla destra seguendo poi la relativa segnaletica.
Monetazione
Note
cite-note-11. ↑ mwhqmwhgmwhwArticolo di M.Vento sulle "due Eraclee di Sicilia", su mwiaarkeomania.com.
cite-note-22. ↑ mwjamwjqStoria greca, Breglia, Guizzi, Raviola.
cite-note-33. ↑ Cicerone, mwkqIn Verrem, II, 3,103.
cite-note-44. ↑ Cicerone, mwlqIn Verrem, II, 2,125.
cite-note-55. ↑ mwmqmwmgmwmwMonetazione di Eraclea Minoa (mwnamwnqPDF), su mwngnumis.me. mwnwURL consultato il 21 giugno 2012 mwoa(archiviato dall'mwoqurl originale il 16 maggio 2021). mwog (mwowmwpaPDFmwpq)
Bibliografia
Fonti primarie
Altri progetti
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Collegamenti esterni
• Sito ufficiale, su regione.sicilia.it (archiviato dall'url originale il 22 maggio 2020).
• citereftreccani-itEraclea Minoa, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.